Brasile, quando i migranti italiani sostituirono gli schiavi: viaggio nel centro di accoglienza di San Paolo

San Paolo, in Brasile, è la metropoli più grande dell'emisfero australe. Non solo, si tratta anche del centro economico più sviluppato del Sud del mondo, oltre a essere la stella polare dell'America Latina. Una megalopoli che conta più di dodici milioni di abitanti nella sola area urbana.
 
Eppure solo 150 anni fa San Paolo era un piccolo centro. "L'arrivo di un'enorme quantità di migranti ha cambiato e modellato la città", dice Angélica Beghini, storica a capo del nucleo di ricerca del Museo dell'Immigrazione di San Paolo. La maggior parte di questi migranti era di nazionalità italiana. "Sbarcavano nel porto di Santos e poi arrivavano nel centro di accoglienza direttamente in treno. Prima di imbarcarsi molti aveva già firmato un contratto di lavoro qui. Dopo l'abolizione della schiavitù, il governo brasiliano aveva organizzato una grande macchina di propaganda volta ad attrarre nuova manodopera per sostituire gli schiavi. I nuovi lavoratori dovevano essere preferibilmente bianchi ed europei. Per questo il 'reclutamento' cominciava già dall'altra parte dell'emisfero", continua Beghini.
 
Gli italiani arrivarono in massa a San Paolo, tanto che oggi più o meno un paulistano su tre ha origini italiane. Il loro arrivo ha plasmato la città non solo da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista socio-culturale contrinuendo alla crescita della centro più importante dell'emisfero Sud.
 
di Mario Di Ciommo